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  • 19 novembre 2020

Vendesi cappella. Contesto silenzioso e tranquillo.

Vendesi cappella. Contesto silenzioso e tranquillo.

Sembra uno scherzo ma non lo è. Qualcuno tenta di lanciare un nuovo business quello di vendere le cappelle private nei cimiteri.

Nei giorni scorsi nella bacheca di una agenzia immobiliare è apparso un curioso annuncio “vendesi terreno con annessa cappella, solo 49 mila euro”.

L’annuncio desta grande curiosità. Quale migliore occasione di acquistare un terreno oltretutto già con una cappella. Andando però ad approfondire si scopre che il bene è ubicato nientemeno che all’interno di un cimitero di una cittadina nel nord Italia e altro non è che una cappella funebre.

Quindi pare che la crisi economica induca taluni a ricorrere alla vendita dei beni di famiglia e che dopo i gioielli che hanno fatto la fortuna dei compra-oro tocchi adesso anche alle cappelle funebri.

Quando e come si può fare? Lo abbiamo chiesto a Ivan Drogo Inglese, presidente di Assopatrimonio, considerato tra i maggiori esperti italiani di patrimoni immobiliari, e all’avvocato Gennaro Colangelo coordinatore nazionale di Avvocati del Patrimonio, il network degli avvocati specializzati nel settore immobiliare.

“I patrimoni familiari – secondo Drogo Inglese – maggiormente quelli immobiliari, stanno attraversando un periodo particolarmente complesso. L’onerosità del mantenimento e la nulla o scarsa redditività rendono “insostenibile” il possesso del bene. Per quanto riguarda le cappelle gentilizie la giurisprudenza offre, come sempre, molteplici interpretazioni anche se la norma oggi è decisamente più chiara.

Drogo Inglese conferma quindi che “non si può fare. Esiste un regolamento di polizia mortuaria emanato negli anni ‘40 durante il Regno d’Italia che prevedeva la cessione delle sepolture private e conseguentemente dello jus sepulcrhi (diritto di sepoltura in tomba privata). Già era previsto che ciò si potesse fare solo per atti inter vivos cioè erano ammessi accordi e contratti purchè stipulati tra soggetti viventi.

Poi arrivò il Codice Civile (sempre degli anni ’40) che stabiliva che il cimitero è esclusivamente demanio comunale.

Infine negli anni ’70 viene emanato un decreto presidenziale che vieta il passaggio di proprietà e lo jus sepulcrhi per contratto tra persone vive rendendo illegittimo ogni atto computo in tal senso”.

Come si trasmettono i diritti lo spiega bene l’avvocato Colangelo “la tomba può essere oggetto di testamento, mentre il diritto di sepoltura, salvo diversa disposizione del fondatore ha origine dal solo fatto di essere parente diretto (nonno, padre, figlio), collaterale (fratello o cugino, cioè discendenti da un avo comune) o affine (cognato, nuora, suocera cioè senza avi in comune) del fondatore fino al sesto grado di parentela (come da Codice Civile) o fino al grado stabilito dal regolamento di Polizia Mortuaria del Comune”.

La manutenzione delle tombe spetta agli eredi che sono tenuti alla cura per tutta la durata del rapporto concessorio.

Un tempo le concessioni potevano essere anche perpetue. Negli Anni ’70 è stata però introdotta anche la durata massima della concessione, 99 anni rinnovabile.

Insomma quello delle cappelle funerarie pare non essere ancora un business percorribile.